«Non é normale»

Normale significa conforme alla norma. Ma chi definisce qual é la norma da seguire? Lasciamo che lo faccia un’epoca o una persona? E in base a cosa viene definita? É forse legata ad una consuetudine, ad una credenza o peggio ad un’idea o ad una convinzione?

Non si può considerare una condizione normale o non normale: nella norma o deviante da essa.

Oggi la norma é così, domani é tutt’altro. Qui é in questo modo, là é in un altro.

L’essere normale non esiste.

Non bisogna fare altro che rispettare ogni situazione o condizione umana e non.

Il doppio-sei: pensieri sulla dipendenza

Aveva bisogno di qualcosa di nuovo per cui stare sola e, soprattutto, sentirsi bene da sola? Ha sempre pensato fosse così.

É bastato un attimo. Per capire che qualcosa può farla stare bene, le dà soddisfazione, basta un attimo. Un respiro. Ed eccola assuefatta da qualcosa che non conosceva, ma che bramava sempre di più.

Non era mai abbastanza. Mai abbastanza.

Non sapeva che cosa fosse, che mondo fosse riuscita a scoprire, ma si sentiva un eroe per aver trovato finalmente l’antidoto alla sua guerra. Era felice come se avesse tirato i dadi e le fosse uscito un doppio-sei. Poteva tirare di nuovo i dadi. Sperare in un altro doppio per ritirare.

Ritirare.

Ritirare ancora.

In realtà sono poche le volte in cui il doppio-sei esce due o più volte di seguito. Spesso l’opportunità di tirare il dado di nuovo é quella cosa per cui poi si finisce in prigione o si paga pegno. La gabbia.

E fu così.

Era stata messa in gabbia da qualcosa che aveva creato lei stessa. Per stare bene.

Il suo doppio-sei. Il suo antidoto.

La rabbia di quando capisce che cosa fa. La rabbia per essere andata oltre. La rabbia per non aver capito prima. La delusione di non riuscire più a farne a meno. La delusione di non riuscire ad ammetterlo davanti a nessuno. La rabbia e la delusione.

La rabbia.

La delusione.

Ogni volta promettendo di non farlo più, ricordando il sentimento provato quando tutto era finito, l’ultima volta. Voglia di scomparire.

Nascondere tutto.

Ma non c’é mai niente da fare.

Alla fine é insoddisfazione tutto il piacere che sente all’inizio. Perché essere dipendente da qualcosa, significa non farsi bastare le sensazioni provate la prima, la seconda, la centesima volta che ne fa uso per il suo scopo.

Alla fine é l’insoddisfazione di non aver provato nulla di nuovo. Nulla di diverso dalla millesima volta prima.

Insoddisfazione. Ecco ciò che le rimaneva.

Ecco ciò che le rimane.

Ventiquattro agosto

Una donna perde il marito. Un uomo perde la moglie. Genitori perdono figli. Gridano parole che non usciranno facilmente dalla loro rovina. Cercano intorno vie di fuga. Scavano con le mani per salvare parenti o sconosciuti. Passano timorosi a fianco a vite appese ad un filo di altri.

Una donna con il suo compagno e il figlio rivivono questo momento per la seconda volta. Adesso saranno in due a continuare questa vita. Il loro figlio non gioca più.
Una nonna dice ai propri nipoti di nascondersi sotto al letto per scappare dal lupo.
Una bambina parla con la sorellina. Ma lei non le risponde. Urla con la sua vocina tutta l’innocenza all’uomo colpevole.
Una moglie parla al marito anziano. Si tengono la mano. Sprofondano con la gioia di essere insieme.

Parla la paura.
Parla la rabbia.
Il silenzio è la soluzione per sentire quella bambina. Viene presa da mani sconosciute. In quel momento e per sempre amiche. Ritrova le braccia del padre. Sussurra che la sorellina non le risponde. Magari è arrabbiata con lei. Il padre la abbraccia e la porta via da quell’incubo.

Chi può ricomincia la vita. Gli altri vivevano ieri e sono oggi nelle memorie della loro nazione.

24/08/2016

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